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Su Sarah Bernhardt

il racconto fotografico in atlante infinito
flâneuse

"Come tutte le donne intelligenti, essa è appassionata..."

Superstar così la definì per la prima volta Jean Cocteau, per Oscar Wilde era la divina, per Victor Hugo voce d’oro, per Sacha Guitry mostro sacro, Sarah Bernhardt fu acclamata, celebrata e imitata in tutto il mondo per essere stata l’attrice più famosa del XIX secolo. Nata nell’ottobre del 1844 a Parigi, studiò al Convento die Grand-Champs a Versailles dove si esibì per la prima volta su un palco interpretando il ruolo di un angelo. Il suo debutto fu alla Comédie Francaise nel 1862 dove interpretò alcuni dei ruoli più importanti del tempo come Fedra di Racine o Zaire di Voltaire, ispirò la moda, le belle arti, la grafica pubblicitaria, Sarah Bernhardt decise di fare della propria vita uno show continuo, sempre all’avanguardia nel mettersi in mostra, il suo nome comparve su numerosissimi prodotti e fu persino musa ispiratrice dell’estetica dell’Art nouveau. Libera da contratti, affidandosi solo al suo talento, nel 1971 creò la sua compagnia e conquistò i palchi del mondo in cerca di fortuna. Fu amica di Victor Hugo e Oscar Wilde e fu ricevuta ad ogni corte dall’America alla Russia. Sarah offrì una dedizione totale al teatro, arrivando anche a disegnare lei stessa le scene ed i costumi di molte opere. Le sue performance teatrali erano caratterizzate dalla declamazione barocca, la sua superba capacità di alternare con savoir faire le parole alle canzoni, la gestualità era un sentimento e l’unione del corpo con la voce rendeva la performance un vero spettacolo. Alfred Kerr, scrittore, critico letterario e giornalista tedesco commentava così il suo talento “tutto ciò che esce dalla sua bocca è falso; altrimenti è tutto perfetto”. Non solo talento sul palcoscenico, ma anche pittura e scultura furono per la Bernhardt modalità artistiche attraverso le quali potersi esprimere, frequentò l’Académie Julian e realizzò anche alcuni bronzi, oltre che autoritratti su tela. Nel 1864 si recò da Felix Nadar per avere un suo ritratto, ai tempi era solo una giovane ventenne ed era ancora all’inizio della sua carriera, fino a quando nel febbraio del 1867 fece il suo trionfale ingresso al Teatro Odèon e da quel momento la sua ascesa fu irrefrenabile. Icona del suo tempo, contribuì alla formazione di numerosi stilisti e a dare lezioni di stile ed eleganza indossando semplici capi d’abbigliamento, è il caso di Delphos, una tunica plissettata, ideata da Mariano Fortuny che divenne subito alla moda. Comprese sin da subito l’importanza della pubblicità e attraverso ogni mezzo continuava ad associare il suo nome a prodotti di ogni tipo, posò persino per un operatore dello studio fotografico Melandri per vendere foto e cartoline che la ritraevano mentre riposava in una bara aperta che teneva nella propria casa, dove si accomodava per pensare. Dopo aver recitato in più di 120 spettacoli è diventata un’attrice cinematografica, il suo primo film è Le Duel d’Hamlet a cui ne seguiranno altri anche nel cinema muto. Un evento tragico segnò la sua vita privata, l’amputazione della gamba destra all’età di 70 anni a causa della tubercolosi che, comunque non la fermò, continuava a recitare e a salire sul palcoscenico anche da seduta. A New York conobbe Thomas Edison e con lui registrò su di un cilindro sonoro un famoso brano del Phèdre, quando rientrò in Francia assunse la direzione artistica del Teatro del Rinascimento. Ed è proprio in questi anni che nasce il rapporto tra l’attrice francese e il pittore ceco Alphonse Mucha che, attraverso le sue rappresentazioni grafiche, esaltò l’immagine di femme fatale della Bernhardt, diffondendola ovunque. I primi giorni di gennaio dell’anno 1895 tutta Parigi vide il manifesto sui muri della città e in occasione della rappresentazione della Gismonda di Victorien Sardou, il formato verticale, inedito, con l’immagine della celebre attrice rappresentata a grandezza naturale, creò un effetto drammatico e sorprese per i colori e la particolarità. Le piacquero così tanto che la Bernhardt firmò un contratto esclusivo di sei anni con l’artista, decretandone il suo successo. “Mucha seppe rendere appieno nel disegno lo stesso fascino che la protagonista delle rappresentazioni teatrali, Sarah Bernhardt, esprimeva sulla scena”.
Mai nulla di simile è stato più creato.
Nel 1899 Bernhardt firmò un contratto di locazione con la città di Parigi per rinnovare e gestire il Théâtre des Nations. Lo ribattezzò Théâtre Sarah Bernhardt e lo inaugurò con una produzione de La Tosca, seguita da altri successi: Phédre, Theodora, La Dame aux Camélias e Gismonda. La storia teatrale della Divina racconta della volontà di distruggere lo stereotipo, di dimostrare alla società che maschile e femminile sono solo maschere costruite a tavolino, un travestimento sociale che non definiva i ruoli nella società reale. Preferì spesso interpretare uomini tormentati come Amleto, Lorenzo De’ Medici, Werther, dove non dominava la virilità ma sentimenti che qualunque essere umano, uomo o donna, potesse provare. Contribuì al processo di emancipazione femminile, distruggendo le leggi patriarcali del teatro che proponevano alle donne ruoli quasi sempre di mogli e madri devote. Fu a teatro che si fermò fino al suo ultimo respiro collassando sul palcoscenico, ma la morte non arrivò subito e dopo una settimana alla folla che non la lasciava sola disse “li farò aspettare, mi hanno torturata tutta la vita, adesso li torturo io”. Milioni di parigini la accompagnarono fino al cimitero del Père Lachaise, anche se lei avrebbe preferito fare il suo ultimo spettacolo al cimitero a Belle-Ile, di fronte al mare, per chiudere ancora una volta la sua vita in grande stile.
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